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Erice Mozia Paceco Segesta Seline Selununte Trapani Velderice Zingaro

Valderice

Costituitosi comune autonomo dal 1955, col nome di Paparella - S.Marco, ha questo nome dal 1958. Comprende i centri di Valderice, Bonagia, S. Andrea, Crocevie, Misericordia, Ragosia, Fico, Casalbianco, Crocci, Lenzi e Chiesanuova. E' paese ad economia prevalentemente agricola, con coltivazioni di viti, foraggi, olivi e grano; sono praticate la pesca e la pastorizia. Presenti alcune imprese per la produzione di vino ed olio e per la lavorazione del marmo. Notevoli l'attività edilizia e la produzione zootecnica. Presenti, infine, due attrezzati laboratori artigianali per la produzione di ceramiche. Con la dominazione normanna, si concedeva ad Erice il privilegio di ampliamento del territorio. Ai territori si aggiungeva un cospicuo numero di casalia inhabitata molto fertili perché già coltivati da agricoltori arabi. Attraverso il Registro notarile di Giovanni Majorana, sin dal 1297 si hanno precise indicazioni su alcune località facenti parte del territorio valdericino, quali Fontis de Ficu, attuale frazione Fico, "Fontia de Johanne Gucio", attuale contrada Gianguzzo, "Segii inferioris et superioris", attuale contrada Seggio, "Lenciarum, oggi frazione Lenzi, "Lingiaselle", attuale contrada Linciasella, "Ragusie", oggi frazione Ragosia, "Sybeni", odierna contrada Uscibeni. E' attestata anche dalla presenza di alcune chiese, costruite in epoca normanna, (unica superstite quella di S. Andrea, sia pure rifatta ed ampliata). Allo scoppio dei "Vespri", anche ad Erice divampò la rivolta antiangioina. A Bonagia la flotta degli Aragonesi ebbe la meglio, minacciando quella angioina ancorata nel porto di Trapani e riuscendo a convincere gli avversari a ritirarsi definitivamente. A quel periodo (1458) risale l'apertura del porto di Bonagia. Sotto il dominio borbonico, in conseguenza del decreto sulla censuazione delle terre patrimoniali, emanato da Federico I di Borbone il 13 gennaio 1789 ed attuato nel 1791, si accentuò il fenomeno migratorio dalla vetta verso il piano. Ad Erice continuarono a risiedere stabilmente solo i ceti legati al reddito dei campi, ma non direttamente legati alla fatica del lavoro: i proprietari terrieri con il clero e la borghesia. Il territorio ericino ricominciava, come al tempo degli Arabi, ad avere borghi e casali ed a richiedere una presenza sempre più costante di popolazione agricola. Sorgevano i centri rurali di S. Vito, Custonaci, Crocci, Lenzi, Buseto, e più tardi, il villaggio di S. Marco, con 413 abitanti, a Sud-Est di Erice. Quindi un altro centro, ad est di Erice, nella contrada Paparella, nome che pare sia derivato dalla presenza nella zona di acque stagnanti ricche di anitre selvatiche. Tra la vetta, dove si esercitava il potere dei notabili e il vasto contado, lontano dai centri della vita civile, si venne creando un forte distacco geografico, sociale e religioso.Le frazioni venivano trascurate ed ignorate nelle loro necessità; favorendo il diffondersi delle prime idee socialiste. Il nucleo abitativo, sviluppatosi non nella collina di Ragosia, ma a valle, continuò a popolarsi sempre più, estendendosi lungo l'asse stradale Fico-Immacolata-Cubastacca. Nell'agrario ericino, l'unico fascio dei lavoratori fu costituito a S. Marco nell'autunno del 1893 da Leonardo Ferrante (un carrozziere nella cui bottega lavorava l'allora diciottenne Sebastiano Bonfiglio), sostenuto dal borghese Giacomo Montalto. Il fascio di S. Marco ebbe vita breve, stroncato dalla reazione del governo Crispi ai primi del gennaio del 1894. I capi socialisti nell'inverno 1898, a S. Marco, guidarono le agitazioni popolari di protesta contro la crisi economica e il primo sciopero agricolo nelle campagne ericine (1901). Cominciava così, lentamente ma inesorabilmente, lo sviluppo organizzativo e di classe del movimento contadino. A S. Marco nel 1902 si costituì la Cooperativa di S. Marco con 518 soci fondatori. Il 28 gennaio 1955 Paparella e le frazioni circostanti di Bonagia, S. Andrea, Crocevie, Misericordia, Ragosia, Fico, Casalbianco ecc. formavano il nuovo Comune di Paparella-S. Marco che, successivamente, assumeva la denominazione di Valderice.
Fortezza naturale e centro di ambito mediterraneo, quando i Romani conquistarono la Sicilia e quindi i territori della costa africana, il monte - questo il significato della voce sicano-italica Eryx - perdette la propia rilevanza straregica. Di conseguenza ebbe inizio il suo spopolamento a vantaggio della piana circostante, dove una volta pascolavano gli armenti del tempio. Sotto la dominazione bizantina, la proprietà cominciò a farsi particellare favorendo l'insediamento sparso a casali. Questi ebbero un ulteriore sviluppo con gli Arabi, che diedero impulso all'agricoltura introducendo piante e tecniche nuove e agevolando la piccola possidenza per mezzo di sgravi fiscali. Migrata la popolazione sulla vetta, i borghi rurali, per due secoli nerbo dell'agricoltura, caddero in rovina, mentre Erice diventava nuovamente un centro cospicuo. Di ciò si colgono segni eloquenti nel libro di viaggio di Ibn Djubair, arabo di Spagna, che di ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, si fermò quattro mesi (dic. 1184 / marz. 1185) a Trapani per poi ripartire su una nave genovese alla volta di Valencia.
Le contrade pedemontane venivano tra esse collegate dalla "via regia", un tracciato sterrato che da Bonagia passava per S. Andrea inerpicandosi fino al colle di Ragosia; un ramo volgeva verso la vetta ericina toccando la fontana di Gianguzzo ("contrada di Iohanne Gucio"), un altro si biforcava quindi verso le campagne di Lenzi e Fico. A Bonagia si calava infatti, e da tempi immemorabili, una tonnara, che nel primo ventennio del Seicento risultava essere la più fertile del Trapanese e una delle più ricche del Regno.Il Cordici e il Carvini si soffermano anche sui marmi: a Crocevie le " molte pietre degne di registrarsene nell'Istoria la memoria" , quali "le pietre aquiline" e le "pietre etedi", citate da Plinio;.a Casalbianco " una perriera di marmo incarnato... tenuto per cosa rarissima" , che Cordici diceva scoperta "nuovamente", ma che quando scrive Carvini risultava già "molto diminuita e scarsa". Il marmo di Casalbianco era un alabastro calcareo, che in virtù del colore carneo e la facilità con cui poteva essere lavorato al bulino, si adattava particolarmente per scolpire " statuette di corpo ignudo ed eccellentissimi Crocefissi, poichè il vario colore dal florido e vivace dell'umana carne punto non si distingue, e pare che la sola voce animata ci manchi" . Progettata da Tommaso Natale e messa in atto dal viceré Caramanico, la censuazione del 1789 s'inserisce nel contesto dell'Illuminismo e del suo pensiero economico, fondato sul concetto di proprietà libera e assoluta. Perché le lettere demaniali divenissero produttive, il Natale aveva stabilito che esse fossero assegnate proporzionalmente alle capacità economiche. In tal modo un terzo delle quote finirono nelle mani di sole sei famiglie e non pochi degli assegnatari appartenevano a quel ceto di ricchi allevatori che controllava l'amministrazione e perciò le stesse operazioni di censuazione. Il più esteso era a Rocca di Giglio, 89 salme di " terre lavuratorie e rampanti con diversi alber i", fornito di " casamenti e pozzi" , confinanti " colle terre di S. Giovanni Oddo e altri" e provenienti dalla eredità di Pietro Salerno di Monte S. Giuliano.

 

 

 

 

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