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Erice Mozia Paceco Segesta Seline Selununte Trapani Velderice Zingaro

Trapani

SINTESI STORICA (fino alla guerra del Vespro)

Collocata all'estremità NO della Sicilia, si protende verso il Mediterraneo una caratteristica forma a falce da cui prende il nome,
Ben poco si può dire di certo sulla configurazione di Trapani in età antica, in quanto la città, o gli uomini che la abitano, non hanno mai restituito significativi resti archeologici. E' la logica però che spinge ad affermare che se non la sua origine ma certamente il suo sviluppo o la sua decadenza attraverso i secoli siano da mettere in relazione al porto.
Sorta verosimilmente su pochi scogli affioranti, in località San Pietro e nella zona più alta del contesto c/o la chiesa di S. Domenico, trova le sue prime fonti storiche in Diodoro Siculo, che parla di scontri tra Romani e Punici per la conquista del suo porto, della Peliade attuale Castello della Colombaia ) e di un trasferimento forzoso operato dal Cartaginese Amilcare di abitanti della vicina Erice e di un rafforzamento delle sue difese. Fu "Cives censoria" sotto i Romani, e il suo nome divenne Drepanum = falce. Sotto gli arabi fu Tarabanis (Amari 1880-1). Dopo l'assoluto millenario silenzio delle fonti, nel periodo normanno troviamo due descrizioni della città nella metà del XII secolo ad opera di Edrisi, un viaggiatore e geografo arabo e di Ibn Jubair trent'anni dopo. Per il primo fu città "Dalle primitive origini e di antichissimo soggiorno, giace sul mare che la circonda da ogni lato, non entrandosi che per un ponte dalla parte di levante. Il porto è sul lato meridionale: porto tranquillo, senza movimento: quivi un gran numero di legni sverna sicuro da tutti i venti. In questo porto si prende un numero strabocchevole di pesci vi si tende anche di grandi reti per il tonno la cui pesca è abbondante e superiore al fabbisogno. Vi si pescano grossi tonni usando grandi reti, e una pregiata qualità di corallo. Proprio davanti alla porta della città si trova una salina. Il distretto. è grande e vasto con terreni generosissimi adatti ad ogni seminagione dai quali si cava ubertose produzioni e grandi ricchezze. Trapani racchiude comodi mercati ed offre copiosi mezzi di sussistenza". Trenta anni dopo Ibn Gubayr così la descrive: "Questa città è poco spaziosa, ha dimensioni non grandi, è cinta di mura, bianca come una colomba. Il suo porto tra i più belli e comodi ai navigli. Qui v'ha dei mercati, dei bagni, e quante comodi si possono trovare nelle città:....... il mare la circonda da tre lati e la comunicazione con la terra avanza da un posto solo, molto angusto". Ancora oggi nel quartiere Casalicchio è possibile riscontrare un'articolazione viaria tipica del mondo arabo con vie pedonali di due ordini: le grandi vie (shari) e le strade di quartiere (darb) con diramazioni a cul de sac (azziqqa), e cellule abitative raccolte intorno a cortili. I Normanni giunsero a Trapani nel 1077 e Sicilia, Calabria e Puglia vennero tutte a far parte del nuovo "regno di Sicilia", sotto Ruggero II. L'arrivo dei normanni comportò la reintroduzione della religione cristiana, del latifondo e l'introduzione dei titoli aristocratici. La nuova divisione del territorio portò allo sviluppo di colture estensive e parallelamente ad una concentrazione della popolazione rurale nei grossi villaggi. Questo fenomeno si fece in seguito sempre più rilevante poiché lo svilupparsi di una forte tensione razziale contro i saraceni allontanò dall'Isola gran parte dei coloni impegnati nelle campagne. Di grande importanza per l'economia siciliana fu l'inizio delle crociate (1096-1274) che comportò il sorgere in città di edifici creati dagli ordini cavallereschi. Numerosi mercanti italiani e stranieri fecero di Trapani la propria sede privilegiata; sorsero così consolati di varie nazioni. Delle realizzazioni architettoniche normanne purtroppo oggi non rimane nessuna traccia. Trapani nel periodo federiciano mantenne saldi i legami con le città marinare, ma nonostante ciò l'economia cittadina registrò una flessione per l'introduzione del monopolio regio sul sale e un calo della produzione agricola , causato dal venir meno della popolazione musulmana, allontanatasi a seguito delle persecuzioni razziali. Fattore di novità e di estrema importanza del periodo federiciano fu l'arrivo in città di primi ordini mendicanti. La morte di Federico II, nel1250, diede luogo ad un periodo di declino economico, sociale e politico per la Sicilia. Dopo lunghi anni di discordie civili e di lotte,Carlo D'Angiò si impossessò del regno di Sicilia dando inizio al periodo angioino che ebbe però breve vita poiché le opposizioni locali sfociarono nella rivolta dei Vespri del 1282 e ciò determinò la separazione della Sicilia dal resto del Meridione, il quale continuò a rimanere in mano ai D'Angiò. Dal moto popolare del 1282 scaturì una communitas Siciliae, un embrione di potere centrale di parlamento, secondo il modello offerto dai comuni italiani. Questo primo esperimento di stato siciliano dovette però necessariamente fallire, osteggiato dalle forze feudali, sconfessato dal papa e minacciato dagli Angioini. Con l'incoronazione a Palermo, Pietro III d'Aragona divenne anche re di Sicilia e l'Isola entrò così nell'orbita spagnola. Il periodo che seguì fu costantemente caratterizzato dalle lotte intestine tra la Corona e la classe baronale. I nobili vennero così ad avere un'influenza determinante non solo nella politica cittadina ma anche nei propri feudi. Trapani costituì un caso a parte rispetto agli centri siciliani. La sua diversa matrice economica, basata principalmente sull'attività del porto, la rendeva una città mercantile più che un centro a carattere feudale. La sua classe dominante era rappresentata non solo dalla nobiltà ma anche dalla borghesia, tanto che alcune tra le famiglie più importanti della città basarono la loro fortuna oltre che sulle attività lecite, anche sulla pirateria, della quale Trapani allora costituiva una grossa base di partenza. Alla fine del XIV secolo Giacomo II d'Aragona decise di operare un ingrandimento della città. L'Editto, del 1286, portò alla creazione di una nuova cinta muraria che, inglobando l'antico impianto quadrato, determinava una sostanziale espansione della città verso ovest ed, in misura minore verso nord e che venne attuato mediante la bonifica di quella zona di scogli e di isolette già da tempo sede di consolati stranieri e di impianti religiosi. Al centro del nuovo quartiere fu tracciata la "rua Grande " (c.so Vittorio Emanuele). Un'altra zona di espansione venne ricavata a nord del vecchio insediamento ed ebbe come spina portante l'arteria della "rua Nova " (via Garibaldi), dalla quale il quartiere prese il nome. Anche a meridione fu operato un piccolo ampliamento. Alla costruzione delle nuove mura non seguì comunque una immediata lottizzazione delle aree. Solo nel Quattrocento si avvierà un decisivo processo di urbanizzazione delle nuove zone e la città restò divisa in cinque quartieri. Due appartenevano al nucleo più antico: "Casalicchio" (poi detto S. Pietro), così chiamato probabilmente per la consistenza minuta delle case, e "di Mezzo" (poi S. Nicola) il cui nome indica la posizione mediana che venne allora ad acquisire. Tre costituivano invece la nuova espansione: "Rua Nova" a nord, "S. Lorenzo" e "S. Francesco" ad ovest; questi ultimi due componevano la zona del "Quartiere Palazzo", chiamata così forse per la presenza di eleganti costruzioni. Sempre a Giacomo II viene attribuito anche li potenziamento del castello di Terra, come confermerebbero i nuovi scavi e la torre ottagonale del Castello della Colombaia (Terranova - Vultaggio - in corso di pubblicazione) . L'andamento delle mura dal Cinquecento in poi sarà rafforzato e le torri verranno sostituite da opere di difesa più moderne. Le realizzazioni architettoniche trapanesi del XIV secolo presentano temi e motivi riconducibili a quella corrente artistica siciliana che si definisce Stile Chiaramontano. Caratteristica prevalente è una quasi totale chiusura verso qualsiasi influsso esterno, e quindi anche nei riguardi del gotico internazionale, mentre viene invece privilegiato il recupero del codice linguistico della tradizione arabo-normanna spesso reinterpretato in chiave popolare. Degli edifici Trecenteschi di Trapani purtroppo non rimangono che frammenti: alcune parti delle fabbriche di S. Domenico e di S. Agostino ed i resti di un palazzo - forse un'ala del Palazzo Chiaramonte- splendido palazzo che i Chiaramonte fecero costruire nel cuore della città antica, in quell'isolato che per secoli venne identificato come "isola dello Steri" in via Sette Dolori. Di particolare rilievo sono i rosoni con cornici a motivi floreali, e le finestre ogivali bifore e trifore del palazzo nobile le quali insieme, al portale, presentano raffinate modanature a quadrifogli e a denti di sega. Tramontato il potere re Ludovico confiscò il palazzo e "fattolo ruvinosamebte abbassare, lo concesse ad altri che della sua reale corona erano assai benemeriti ". Fu sempre per iniziativa dei Chiaramonte che si condusse in città l'acqua delle falde ericine. La fontana era vicina alla chiesa di S. Agostino, già luogo di arrivo, nel passato, dell'acqua detta mageslana.. L'attività edilizia trapanese del XIV secolo vede il consolidarsi degli il impianti mendicanti. Nel 1289 i domenicani ottennero il luogo dove sorgeva la chiesetta normanna deducata a Maria Vergine, che a partire dal Cinquecento assunse il nome di S. Domenico. Re Giacomo dichiarò la chiesa cappella reale. Trapani venne investita in pieno dai conflitti della Guerra del Vespro e certo molte strutture difensive cittadine e del contado sono da riferire a tale periodo (cinta dlla Colombaia, alcune torri costiere e interne....)

ALCUNI MONUMENTI

All' estrema punta si erge maestosa la Torre di Ligny , torre di avvistamento edificata nel 1671, ed oggi sede del piccolo Museo di Preistoria.. Nei pressi, su un'isola all'imboccatura del porto, si erge lo straordinario Castello della Colombaia di cui si è avviato recentemente il restauro e la lettura stratigrafica.
Percorrendo le strade del centro storico si ha la percezione delle varie stratificazioni culturali che hanno lasciato segni indelebili nel tessuto urbano, architettonico e monumentale della città.
Basta citare il quartiere ebraico, con il Palazzo della Giudecca; il quartiere Casalicchio che con il suo labirinto di stradine, di richiamo arabeggiante, è il nucleo più antico della città; Di rilevante interesse storico artistico sono i portali platereschi e le chiese barocche decorate con il particolare stile del Barocchitto alla trapanese, in cui si fa un larghissimo uso dei locali marmi policromi in particolare del mischio di Trapani e di quelli cavati c/o Monte Cofano. Una bellissima collezione di opere in corallo viene conservata nel Museo Pepoli sito nell'antico convento dei Carmelitani, adiacente il Santuario dell'Annunziata.

 

 

 

 

Archeoclub di Campobello di Licata 2007
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