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Erice Mozia Paceco Segesta Seline Selununte Trapani Velderice Zingaro

Le Saline

Riserva naturale orientata, tra Trapani e Paceco. E' un unicum ambientale di grande valenza paesaggistica, culturale, antropologico ed economico. Nelle basse e tiepide acque si possono osservare numerosi uccelli acquatici (anitre selvatiche, aironi), e in primavera una suggestiva fioritura della flora tipica dell'ambiente altamente salmastro. Da visitare e fotografare i mulini , cinque dei quali recentemente restaurati, i cumuli di sale ricoperti di tegole di terracotta, le tradizionali opere di ingegneria idraulica ed il Museo del Sale a Nubia. Di ignota fondazione, e già attestate in età normanna, " .. .proprio davanti alla porta della città si trova una salina.. ." (Ibn Gubair) furono molto potenziate e ampliate nel XV secolo sotto gli Aragonesi.
Le saline trapanesi furono probabilmente impiantate dai Fenici.
In epoca romana, esse dovettero essere poco sfruttate, come si deduce dagli scritti di Plinio il Vecchio, unico autore latino a citarle. Il geografo arabo Edrisi parla di una salina alle porte di Trapani che riforniva l'intera città ed il cui prodotto veniva esportato anche a Palermo.

Con l'avvento degli Svevi , le saline trapanesi vennero penalizzate perchè divennero monopolio della Corona e con tale provvedimento il prezzo del sale aumentò di circa sei volte. Sotto la dominazione aragonese, la città di Trapani ricevette numerosi privilegi e ciò anche a causa del notevole sviluppo del commercio del sale, che rendeva il suo porto fra i più dinamici dell'isola; fu in questo periodo che vennero impiantate alcune nuove saline: nel 1349 venne impiantata la salina Curia , nel 1451 quella di S. Teodoro, nel 1488 la salina Morana e nel 1490 la salina Reda, alla quale era annesso un " Vivarium piscium " (vivaio di pesci).
Con l'unificazione al regno spagnolo, la Sicilia, che fino a questo momento era stata sede reale, fu amministrata da un vicerè ed il commercio risentì della nuova situazione politica.

Il commercio del sale migliorò nel 1572, quando i Veneziani, persa l'isola di Cipro con le sue saline, scelsero di rifornirsi a Trapani. Il Trasselli ci tramanda che nel 1588 erano in funzione 16 saline, con una produzione annua di 56000 salme di sale. Nel 1624 scoppiò a Trapani la peste bubbonica contagiata dai marinai di alcune navi provenienti dalla Tunisia: in conseguenza di ciò il porto venne chiuso e fu fatto divieto a chiunque di entrare o di uscire dalla città; in questo modo si arrecò alla città un gravissimo danno economico in quanto il sale prodotto negli anni dal 1625 al 1630 rimase invenduto. Inoltre, nel 1630, la Spagna, per far fronte alle spese militari, impose una nuova tassa sul sale che, insieme all'alto prezzo, rese il sale trapanese poco richiesto sul mercato.

Nel 1665, la Regia Corte, proprietaria di alcune saline, impose che le navi caricassero prima il suo sale per l'esportazione: i proprietari ricorsero al Tribunale del Real Patrimonio, ma la situazione peggiorò fino all'avvento della dominazione sabauda.
Durante il regno sabaudo, il commercio del sale non ricevette nuovi impulsi, ma vennero almeno contenute le spese.
Con gli austriaci, invece, l'esportazione del sale conobbe alti e bassi. Dal 1730 vennero impiantate alcune nuove saline (Galia, San Francesco e Ronciglio), e con esse iniziò il periodo della grande esportazione.
Nel 1818 erano in funzione 25 saline perché ne erano state impiantate alcune nuove. Fu in questo anno che il Regno di Napoli prese la decisione di rendere le saline trapanesi monopolio dello Stato: tale decisione ed il relativo esproprio colsero di sorpresa i cittadini trapanesi, che inviarono al Re una supplica, probabilmente non accolta, anche se successivamente non si ha più notizia dell'esproprio.

Dopo l'unificazione del Regno d'Italia, esistevano 20 saline nel territorio di Trapani e Paceco e 11 in quello di Marsala per un totale di 850 ettari di superficie complessiva ed una produzione di 110.000 tonnellate di cui 75.000 venivano esportate. Le saline principali si estendevano alla periferia di Trapani fino ai dintorni di Nubia e Salina Grande e nella zona dello Stagnone di Marsala. In seguito allo sviluppo della città oltre le mura, e con il riempimento, fra l'altro della palude Cepea, e della costruzione della strada ferrata che ne impedì l'espansione verso sud, la zona occupata dalle saline Collegio, Modica, Garaffo, Milo e Brignano venne interrata e trasformata in aree fabbricabili.

Nel primo dopoguerra il commercio del sale venne messo in crisi sia dagli eventi bellici, sia dalla concorrenza di altri Paesi: fu nel 1922 che, per favorire la commercializzazione del prodotto, si costituì a Trapani la S.I.E.S. (Società Italiana Esportazione sale) che gestiva 41 delle 51 saline esistenti ed il cui progetto era quello di unificare tutte le saline in un consorzio di produttori oltre che a trasformare gli impianti.
Nel 1955 la produzione fu la minima mai registrata con sole 50.000 tonellate di sale.
Gli elevati costi di gestione dovuti sia alla manodopera che all'elevata incidenza delle spese di trasporto dalle saline all'imbarco, nonché la riduzione delle esportazione furono i motivi per cui la S.I.E.S. si sciolse.

Nel 1956, l'80% delle saline esistenti vennero riunite sotto una nuova società S.I.E.S. (Società industriale esportazione sale): venne iniziata una radicale trasformazione degli impianti con la collocazione delle grandi vasche di evaporazione nella zona più lontana e le caselle salanti nella vicinanza del porto e ciò allo scopo di ridurre i costi di trasporto. La società riuscì a produrre a pieno ritmo a partire dalla raccolta del 1963-64, ma le alluvioni del 1965 e del 1968 diedero il colp

 

 

 

Archeoclub di Campobello di Licata 2007
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