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Paceco

Il territorio comunale di Paceco (58,4 Km2) presenta tutti gli elementi geomorfologici che caratterizzano la parte più occidentale della Sicilia.
Dopo la zona 'lagunare' delle Saline, il terreno risale leggermente fino ad un banco di calcareniti terreniane quaternarie che con una quota media di circa 60 m slm, si protrae con un andamento NS dai piedi di Monte Erice fino a Marsala.
Superato tale banco, il terreno risulta caratterizzato da un susseguirsi di dolci pendii subcollinari tipici dell'entroterra trapanese. Tali formazioni (alte circa 200 m), si sviluppano fino alle formazioni rocciose del complesso montano che, sempre in direzione NS, partendo da capo S.Vito, giunge fino a Salemi.
Paceco 'dal reticolo ortogonale perfetto' (Firpo L. 1975) è uno dei cento paesi di Sicilia, fondati ex novo durante l'arco del XVII secolo e voluti 'dalla pura ragione' alla maniera delle città rinascimentali, con isolati rettangolari, grandi piazze panoramiche, chiese barocche e un castello, oggi distrutto dalla speculazione edilizia, posto sulla strada principale ai confini del centro abitato.
La costruzione di questi nuovi borghi rurali fu favorita enormemente dalla monarchia spagnola con l'intento di porre rimedio ad alcune delle piaghe, quali la malaria e lo spopolamento delle campagne, che affliggevano l'isola a quel tempo.Ai nobili che si facevano promotori della creazione di nuovi insediamenti, venivano concesse notevoli agevolazioni e conferiti nuovi titoli, in modo che, stimolando l'ambizione dell'aristocrazia isolana, si favorisse l'immigrazione di coloni da altri centri dell'isola. La costruzione del centro Paceco, ad esempio, iniziò nel marzo del 1607 ad opera di Placido Fardella, ricchissimo rampollo di una della più antiche famiglie aristocratiche trapanesi, venute in Sicilia in età federiciana.
Il nuovo borgo rurale, fu intitolato alla nobile e cattolicissima moglie di Placido Fardella, Maria Pacheco, nipote del Viceré di Sicilia, Juan Fernandez, marchese di Villena.
Due anni dopo la fondazione, Placido Fardella ottenne il titolo di Principe di Pacheco da Filippo III di Spagna. Ai coloni vennero offerte franchigia, immunità, diritto d'asilo, una casa e un terreno a censo enfiteutico.

Il territorio era stato comunque abitato fin dai tempi preistorici, come dimostrano le emergenze archeologiche, di cui sporadiche, ma sicure attestazioni sono state segnalate sia nella letteratura specialistica che in quella divulgativa. Senza soffermarsi su quanto già noto, si ricorderà l'esistenza di tracce della Pebble Culture , attribuita al paleolitico inferiore e gli insediamenti e le officine litiche della valle del Baiata e del fiume Verderame. Ai confini dell'odierno centro abitato, in località Sciarotta e Malummeri possono ancor oggi visitarsi gli anfratti rocciosi abitati in età paleolitica e neolitica, ricchi di frammenti litici in selce e di reperti ceramici attestanti la presenza della cultura di Stentinello (J.B.Marconi 1941) . Una collezione di questi materiali è conservata presso il locale Museo di Preistoria. La zona conobbe verosimilmente anche una frequentazione punica, come attesterebbe il rinvenimento di una statuetta fittile raffigurante il dio Bes , oggi al Museo Pepoli di Trapani..

Recentemente è stato rinvenuto un riparo sottoroccia a Dattilo (Filippi-Zammarano, Trapani, edito in proprio, 1995) ed è stato pubblicato da S. Tusa (1992, Sic. arch. n°78-79) un sito protostorico-arcaico presso il torrente Verderame. Lungo lo stesso torrente, nel corso del campo scuola KALAT sono stati individuati ben sette siti preistorici.

E' inoltre assai nota l'esistenza di un grosso complesso roman o in località Cipponeri , sito nel Comune di Trapani, ma estremamente prossimo al centro di Paceco, in cui venne rinvenuta una testa dell'imperatore Caracalla, un capitello ionico siceliota oltre ad alcune tombe e numerose monete. Sempre ad eta' romana sono attribuibili due nuovi siti, anch'essi rinvenuti grazie all'attività del campo scuola KALAT, tra cui una masseria ellenistica .

Nel territorio del centro urbano di Paceco, la toponomastica indirizza alla ricerca di un Manzil (agglomerato rurale arabo) per la presenza del toponimo Misiligiafari, ancor oggi non individuato e finora ritenuto il complesso di Torrearsa della famiglia Fardella. I risultati della recente ricognizione del Progetto KALAT, invaliderebbero tale ipotesi, in quanto sull'area della Villa Torrearsa dei Fardella, non si riscontra ceramica o resti così tardi. Si profila una nuova ipotesi: tale Manzil, potrebbe aver preceduto sul medesimo sito lo stesso centro di Paceco.

Di recente individuazione ( G. Vultaggio , Relazione al Comune di Paceco) è il castello medievale sito sulla cima del Timpone Castellazzo , distrutto, secondo il Pugnatore, da Roberto d'Angiò agli inizi del XIV secolo. Oggi in corso di restauro è la ³Turrazza² di Torrearsa che viene generalmente datata anteriormente al XVI secolo, sebbene le poche ceramiche rinvenute nel contesto nel corso di KALAT '95 e i motivi stilistici della torre ( G.Vultaggio - Analisi stratigrafiche murarie alla Turrazza di Torrearsa - inedito), la collocherebbero sullo scorcio del XVI e gli inizi del XVII secolo.

Oltre all'espansione del centro di Paceco, va registrato dal XVIII secolo un notevole sviluppo dell' agricoltura resa possibile grazie alla rinnovata tranquillità economica e sociale, seguita alla sconfitta moresca e grazie all'eliminazione di nuove leggi sulla spartizione dei latifondi, tese al rilancio dell'attività agricola.
Il gran numero di elementi formali e stilistici riconducibili a tale periodo, osservabili nei numerosi bagli , fabbricati rurali caratterizzati da un perimetro quadrangolare a cui si addossano i vani e con una grande corte centrale, testimoniano tale sviluppo. Dall'ottocento inoltre si assiste all'edificazione di numerosissime ville suburbane sorte per la residenza estiva.

 

 

 

 

Archeoclub di Campobello di Licata 2007
Web aggiornato da Miriam Luna, volontaria SVE 2006-2007
Aggiornato da Bora Aksut (Turchia), volontario SVE 2007