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Erice
Sulla sommità del Monte omonimo (751 m), in splendida posizione panoramica ebbe sempre una grande importanza strategica e fu sede di un santuario consacrato alla dea della fecondità e dell'amore la cui fama giungeva in tutto il Mediterraneo. Il cristianesimo e la caduta dell'impero romano ne travolsero la memoria.
Sulle rovine del Tempio di Venere (ancora oggi visibili) sorge oggi il Castello a cui si legano le torri e i giardini del Balio.
Come molti centri medioevali, consolidatisi in età normanna, presenta un impianto urbanistico con strade strette e sinuose ed edifici con fioriti cortili interni in cui si svolge la vita cittadina.
La cittadina è ancora oggi cinta da straordinarie mura ciclopiche ristrutturate in età punica, come attestano le lettere fenicie iscritte sui blocchi.
Centro turistico di grande importanza, conserva pressoché integro il suo fascino e l'atmosfera da borgo medioevale di straordinario interesse artistico e monumentale. Accoglie più di 60 chiese. In estate si tiene una rassegna di musica medioevale con artisti di fama internazionale.
Erice è famosa anche per le attività culturali e scientifiche di risonanza internazionale del Centro Ettore Majorana.
Tappe d'obbligo sono il Museo Cordici, La Matrice (1314) con la torre campanaria e lo straordinario panorama che si ammira dal Quartiere Spagnolo, fortilizio seicentesco, la cui construzione é rimasta incompleta.
La cittadina conserva tuttora il suo aspetto. Gli edifici che danno sulle strade presentano spesso avanzi di architettura quattrocentesca e, più frequentemente cinque e seicentesca. Quasi ogni casa ha poi un cortile, secondo una millenaria usanza, viva ancora in moltissimi paesi maditerranei. Ad Erice difficilmente si vedono ragazzi intenti al gioco per le strade, mai biancheria stesa su corde tirate fra muri esterni, né persone sedute fuori l'uscio di casa, a conversare o a lavorare. E' proprio il cortile la ragione prima dell'aspetto austero e dignitoso della cittadina che, ripetiamo, consente alla famiglia di preservare la sua intimità dalla curiosità dei passanti.
L'origine di Erice rimonta a tempi assai lontani. E' ritenuta concordemente città elima, ma non sarebbe improbabile che un primo centro abitato sul monte, lungo le cui pendici peraltro sono stati rinvenuti resti di numerose stazioni neolitiche, esistesse fin dall'epoca dei Sicani. Fu centro religioso, ma l'importanza strategica di Erice non sfuggì ai primi popoli: i Cartaginesi rinforzarono la cinta muraria per renderla di ancor più difficile espugnazione. I tentativi di conquista del monte e del suo tempio-fortezza ebbero quasi sempre infelice esito: nel 508 a. C. Dorieo, spartano, ne tentò inutilmente l'espugnazione ed il mancato possesso di Erice non gli consentì la conservazione del territorio già conquistato.
Nel 398/397 a. C., Erice cadde alternativamente in possesso dei Cartaginesi e dei Siracusani di Dionisio.
Durante la prima guerra punica Erice, in mano ai Cartaginesi che si accanivano contro i Romani, rappresentò un ostacolo non indifferente per la definitiva vittoria di questi ultimi.
Caduta in possesso dei Romani, decadde militarmente. Passarono ben undici secoli prima che la storia tornasse a parlare di Erice. Sotto i Bizantini la cittadina del monte dovette perdere anche l'autonomia comunale. Durante il periodo della loro dominazione, le numerose contrade del territorio conobbero senza dubbio floridità e benessere, ma l'antica Erice, venne quasi totalmente abbandonata. Nella tarda età normanna, la cittadina fiorì nuovamente. Erice normanna fu affidata alla tutela di S. Giuliano e Monte S. Giuliano fu il nuovo nome, mantenuto fino al 1936. Periodi prosperi furono quelli delle successive dominazioni: Svevi, Angioini ed Aragonesi. Sotto gli Svevi, Erice venne ad arricchirsi di un nuovo territorio che si estese fino ad includere il feudo di Scopello, vicino Castellammare del Golfo. Nel 1314, nelle ultime, stanche fasi della Guerra del Vespro, che si protraeva ancora dal 1282 durante l'assedio di Trapani dal mare condotto da Roberto d'Angiò dimorò a lungo ad Erice.
Dal sec. XV al XVIII la vita sociale ed economica di Erice non fu diversa da quelle delle piccole e medie città siciliane.
Nel 1798 la popolazione, prevalentemente concentrata nelle città, essendo ancora la pianura esposta a scorribande piratesche ed, in genere, poco sicura, contava 8172 anime. La produzione agricola e la pastorizia erano fonte di notevole ricchezza, molta parte della quale confluiva nel capoluogo, unico centro abitato. Quanto alla vita culturale, essa ebbe momenti particolarmente rilevanti per l'opera e lo studio di numerosi storici e letterati, religiosi e laici. Nel 1816, con la creazione del Regno delle Due Sicilie e la conseguente riforma amministrativa che sanciva la fine dell'antico ordinamento e la costituzione di uno Stato moderno a potere accentrato, Erice perdeva i suoi antichi privilegi e veniva inquadrata nel ruolo di capocircondario di seconda classe. Con tale riforma Trapani diveniva Città Capo-valle.
La maggior parte della popolazione risiedeva stabilmente ormai nelle numerose case sparse e sobborghi facenti capo a quelle che erano le principali frazioni: San Vito Lo Capo, Custonaci, Buseto Palizzolo e Valderice. Territorio agropastorale, floride in esso erano la zootecnica e la pastorizia famose fin dall'antichità per i loro prodotti, specialmente caseari. Abbondante la pesca del tonno, praticata nelle tonnare di San Vito Lo Capo e Bonagia. Cave di marmo assai pregiato a Custonaci, Capo San Vito, Pietra Incarnata e lungo le pendici del Monte Erice. Marmi provenienti da queste cave furono adoperati per dimore signorili e chiese ad Erice, trapani e Palermo (Casa Professa, Palazzo Butera), a Roma (sacrestia di San Pietro) e nel Palazzo Reale di Caserta.
L'antico ruolo di capoluogo amministrativo e residenziale di Erice si venne dunque attenuando con la concessione delle sollecitate autonomie da parte dei primi Governi della Regione Sicilia. La prima frazione eretta a Comune fu Custonaci, nel 1948. Seguirono Buseto Palizzolo nel 1950, San Vito Lo Capo nel 1952 ed, infine, Valderice (Paparella-San Marco) nel 1955. Così Erice, all'antico ed ormai superato ruolo di capoluogo di comune ha sostituito quello di centro turistico, climatico e residenziale e, specialmente per la presenza del prestigioso Centro "Ettore Majorana", quello di centro di cultura di rinomanza internazionale. Da questa nuova e più ampia funzione, l'antica città trae oggi ragion d'essere e linfa vitale.
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